Rapporto sull'esclusione sociale: la povertÓ in Italia rimane a livello di guardia

L'allarme del presidente della Commissione di indagine sull'esclusione sociale durante la presentazione del Rapporto 2008-2009: "La crisi ha colpito il paese e lo ha colpito in modo severo"

Nel 2008 un milione e 762 mila famiglie possono essere classificate come "quasi povere" e sono "le più immediate potenziali vittime della crisi" perché è sufficiente uno scostamento minimo nel reddito mensile per entrare a far parte della categoria dei "relativamente poveri". Sono i dati che emergono dal Rapporto 2008-2009 della Commissione di indagine sull'esclusione sociale (Cies), presentato a Roma. Se il loro numero complessivo delle famiglie collocate nella fascia del 20% al di sopra della "soglia" sia pur di poco diminuito (erano 1 milione e 883mila nel 2007) probabilmente "per gli effetti deflattivi della crisi e la diminuzione dei prezzi di alcune forniture di base, desta preoccupazione la crescita del numero di famiglie che stanno immediatamente a ridosso della soglia (nella fascia del 10% ad essa superiore), cresciute invece di 79.000 unita (erano 883.000 nel 2007)". Inoltre, prosegue il rapporto, la crisi pare "aver rimesso in movimento una situazione che sembrava essere entrata in una fase di stabilizzazione, sia pur su livelli severi, cancellando i pur tenui segnali di miglioramento e accentuando alcuni aspetti particolarmente preoccupanti del quadro sociale italiano".

ROMA - "I dati ci rivelano l'impatto duro della crisi sulla povertà. La crisi ha colpito questo paese e lo ha colpito in modo severo". Con queste parole il sociologo Marco Revelli ha presentato a Roma il Rapporto 2008-2009 della Commissione di indagine sull'esclusione sociale (Cies), di cui è presidente. "Una situazione - ha precisato Revelli - che si coglie anche dai dati statistici rilasciati dall'Istat" e che fa affermare al sociologo dell'Università del Piemonte Orientale: "La povertà in Italia rimane a livello di guardia. Lo era prima della crisi e lo è a maggior ragione dopo la crisi". Il presidente della Commissione ha poi ricordato che, secondo i dati diffusi da Eurostat a inizio 2009 relativi all'indagine 2007, la percentuale di popolazione a rischio povertà in Italia risulta pari al 20% del totale. Si tratta di una delle peggiori posizioni a livello europeo, che vede il nostro paese al quart'ultimo posto, seguito soltanto dalla Lettonia (21%), dalla Bulgaria (22%) e dalla Romania (25%).

Quanto ai dati elaborati dall'Istat, invece, nel 2008 le famiglie in condizione di povertà relativa sono state 2 milioni e 737mila (l'11,3% del totale) per un totale di 8 milioni e 78mila gli individui (13,6% dell'intera popolazione). Il dato appare in aumento rispetto al 2007 quando le famiglie interessate erano state 2 milioni e 653mila (11,1%) e le persone coinvolte 7 milioni e 542mila (12,8%). E tra il 2007 e il 2008 è cresciuta anche la povertà assoluta. Nel 2007, infatti, le famiglie in situazione di povertà assoluta erano 975mila (4,1%) per un totale di 2 milioni e 427mila individui (4,1%). Mentre nel 2008 il numero delle famiglie è salito a 1 milione e 126mila (4,6%) e quello delle persone a 2 milioni e 893mila (4,9%).

"Sono tre le emergenze in Italia - ha sottolineato il presidente della Commissione -. Il permanere del divario tra Nord e Sud, la povertà minorile che costituisce il vero scandalo italiano e i working poor, vale a dire le famiglie povere nonostante il fatto che il capofamiglia sia titolare di un posto di lavoro". Nel 2008, infatti, l'incidenza della povertà relativa nel Mezzogiorno è balzata al 23,8%, con un incremento di 1,3 punti percentuali sull'anno 2008, cancellando quasi del tutto i miglioramenti ottenuti nel biennio precedente. Al Sud, dunque, l'indice continua a essere più del doppio della media nazionale e su un livello quasi cinque volte superiore a quello registrato al Nord. Nel Meridione, inoltre, nonostante i residenti raggiungano solo il 32,5% della popolazione nazionale, si concentra il 67,5% delle famiglie italiane in povertà relativa. E non va meglio sul piano della povertà assoluta che, nel Sud e nelle Isole, risulta circa due volte superiore a quella osservata nel resto del Paese. Nel 2008, infatti, la percentuale del Sud sale al 7,9% per le famiglie e all'8,1% per le persone, contro il 3,2% del Nord per entrambe le categorie e, rispettivamente, il 2,9% e il 3,1% del Centro.

Nel 2008, poi, si è assistito a un preoccupante rimbalzo verso l'alto dell'indice della povertà relativa nelle famiglie con bambini: dal 14,2% al 16,7% tra le famiglie di quattro componenti, dal 22,4% al 25,9% per le famiglie di cinque o più componenti e dall'11,5% al 13,9% per le famiglie "monogenitore". Per quanto riguarda invece la povertà assoluta, particolarmente preoccupante risulta la situazione delle famiglie con 3 o più figli minori le quali, nel 2008, presentano un'incidenza dell'11%, due punti percentuale in più rispetto al 2005. Quanto ai working poor, infine, l'Italia continua a presentare una percentuale tra le più alte in Europa. Secondo l'indagine Eu-Silc, infatti, con il 10% di lavoratori occupati al di sotto della soglia di povertà relativa, il nostro Paese si trova alla pari con Lettonia e Portogallo e in posizione migliore soltanto rispetto a Spagna (11%), Polonia (12%), Grecia (14%) e Romania (19%).

Poco efficaci carta acquisti, bonus famiglia, abolizione Ici su prima casa e bonus elettrico. Secondo il Rapporto 2008-2009 della Cies, per sradicare la povertà assoluta occorrerebbero 3,86 miliardi di euro. Ma il governo stanzia appena 192 milioni

ROMA - Sono circa 91 mila su un milione le famiglie che escono dalla povertà assoluta grazie alle quattro principali misure varate dal governo italiano in favore delle famiglie con maggiori difficoltà economiche: carta acquisti, bonus famiglia, abolizione dell'Ici sulla prima casa e bonus elettrico. Nel loro complesso - precisa il Rapporto - le quattro innovazioni del sistema di tax benefit determinano una riduzione dal 4,27% al 3,89% della quota di famiglie assolutamente povere (meno di 0,4 punti percentuali). E non arrivano buone notizie neppure sul fronte della povertà relativa, la cui diffusione si abbassa meno di mezzo punto percentuale.

Ammontano, invece, a 192 milioni di euro le risorse messe in campo dal governo a favore delle famiglie "assolutamente povere": un supporto "nel complesso esiguo" - commenta la Commissione - rispetto ai 3,86 miliardi di euro necessari "a portare l'insieme di queste famiglie al di sopra della soglia di povertà assoluta". L'impatto della carta acquisti - si legge nel Rapporto - è significativo "ma forse inferiore alle attese": buona parte dei poveri assoluti non ottiene questo trasferimento.

E allora - afferma la Commissione - "se si vuole raggiungere un risultato apprezzabile, appare inevitabile un'ulteriore revisione dei criteri di accesso". Diventa anzi urgente "uniformare l'Italia agli altri paesi europei nell'adozione di un trasferimento universale e selettivo in funzione di contrasto alla povertà, aperto a tutti i soggetti in difficoltà economica e condizionato al rispetto di precise regole di comportamento".

Consulta il testo integrale del rapporto